








Il Monumento-memoriale per le 368 vittime del naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013 al largo delle coste dell’isola di Lampedusa assume rilevanza simbolica, figurativa e spaziale in un paesaggio storico già denso di relazioni tra elementi culturali, scultorei, archeologici, architettonici e naturali. Il progetto si struttura tra rigore e poesia in un luogo di passaggio e di sosta, di arrivi e di partenze, di speranze e di angosce; primo approdo per chi arriva dal mare e ultimo lembo di terraferma per chi parte: il porto.
Il memoriale Piazza Mediterraneo, nel molo Favarolo, stimola a una continua e intensa lettura di significati, percezioni, suggestioni e nuove interpretazioni sul paesaggio costiero e particolarmente sui trascorsi avvenimenti come memoria dei tragici eventi passati. Il molo è molto di più che mera barriera di protezione e di sicurezza dai moti ondosi del mare; è luogo intriso, già di per sé di alta valenza simbolica: qui, infatti vengono accolti i migranti, appena approdati sull’isola e quelli salvati in mare per ricevere i primi soccorsi, qui avviene la dolorosa constatazione delle vittime. Il memoriale intende celebrare lo specifico avvenimento e al contempo erigersi quale emblema per affermare il valore universale della dignità e dei diritti umani, la cui assenza o carenza in alcune nazioni induce grandi masse di popolazione alla fuga disperata, clandestina e rischiosa verso altri paesi, alimentando il costante flusso migratorio con troppo spesso conseguenti stragi, che si susseguono nella contemporaneità.
La nuova Piazza Mediterraneo lascia scorgere anche altri elementi puntuali isolati disseminati lungo la fascia costiera: tracce archeologiche, resti dell’insediamento neolitico, di necropoli paleocristiane, di bunker e di fortini risalenti alla Seconda guerra mondiale. I luoghi parlano di storie, di vicende, attraverso l’esperienza figurativa possono indurre a riflettere, a risvegliare la coscienza, possono costituire un contributo per favorire la formazione di una visione del mondo inclusiva, rispettosa delle diversità.
Alla scala territoriale il progetto si configura in stretta correlazione agli elementi scultorei esistenti: a nord-est il belvedere, termine di via Roma sulla quale si erge verso l’entroterra l’obelisco Cassadoro, omaggio ai caduti delle guerre, dell’artista Arnaldo Pomodoro; ad est su Punta O’ Spada, la Porta d’Europa dell’artista Mimmo Paladino; ad ovest su Punta Guitgia, la recente piazza panoramica, verso la città.
Alla scala urbana riconfigura il porto, ridefinisce il molo e mira a instaurare una relazione fisica, attraverso la complessità dello spazio aperto pubblico vivibile, tra la città, il molo e il mare godendo di suggestive vedute verso l’orizzonte, di odori e di suoni generati dall’infrangersi delle onde. Non è abituale che un memoriale appaia anche come immagine di vita quotidiana, esprimendo uno slancio fiducioso verso il futuro; ciò è reso possibile attraverso l’articolazione di un percorso, una vera e propria piazza pubblica, su differenti quote altimetriche verso il paesaggio storico, rendendo in tal modo fruibile un nuovo spazio in coevoluzione con l’acqua. Il memoriale, infatti, si origina dalla relazione tra natura e impronta umana, tra l’acqua del mare, la scogliera e il porto: così naturalità e artificiosità della materia e della forma architettonica coesistono in una relazione simbiotica che coinvolge senso passato e percezione attuale, per restituire l’immagine di una scultura che si erge sulla scogliera del molo emergendo, in forme diverse dall’acqua, come fosse un reperto archeologico, un rudere da immemore tempo integrato nel luogo.
Gli attuali frangiflutti, elementi prettamente funzionali di ingegneria per la sicurezza del porto, assumono nuovo valore e nuova identità che va al di là della loro funzione tecnica. Alcuni di essi vengono sostituiti e integrati da elementi scultorei con alto valore simbolico, costituiti da grandi cubi (dimensione lato pari a 2,5 m) di pietra calcarea locale, tagliata a spacco, di colore ocra, in continuità cromatica e materica con la diffusa tradizione esistente, integrandosi armoniosamente nel contesto. Le facce dei frangiflutti, lasciate scolpire dalla naturale, temporale erosione delle onde del mare e a evocare l’impossibilità dell’uomo di dominare la natura, riportano incise, in maniera scultorea, parole e segni artistici per indurre alla riflessione, a memoria dell’indelebile drammatico evento. I nuovi frangiflutti si collocano per sovrapposizione a secco su un invaso, ottenuto da uno scavo sulla scogliera, evocando quello archeologico, e per sottrazione materica della roccia calcarea; è lo stesso invaso, modulato a gradoni dalle differenti altezze e profondità, a rendere maggiormente variabile la configurazione planivolumetrica del Monumento: a partire da specifici allineamenti su maglia ortogonale, la differente aggregazione e sovrapposizione dei singoli elementi cubici definisce diversi ambiti, pieni e vuoti, determinando scorci specifici e visuali mirate in stretta correlazione con il contesto emozionale paesaggistico. L’architettura del memoriale, con l’espressivo simbolismo dell’impianto rigoroso nel quale si articola la ripetizione e l’elevazione dei nuovi frangiflutti, è l’immagine stessa dei drammi consumati al largo delle coste, fissata nel tempo, tanto che le parti mancanti, i frangiflutti assenti lasciano vuoti all’apparenza irrisolti di percepibili mancamenti; a contrasto quelli pieni esaltano la figura di proto-rovine inserendosi armoniosamente nel contesto storico, artistico, archeologico dell’isola. Il progetto si interroga su questa umana corrispondenza al venir meno di qualcosa e lo fa attribuendo allo spazio cavo il valore di elemento capace di definire la presenza di ciò che lo spazio stesso contiene.
Gli elementi sono concentrati nel punto nodale, attualmente irrisolto e non vivibile, tra la strada e il camminamento, mediato da una cancellata, del molo Favarolo. L’area di sedime dell’invaso, piattaforma di forma planimetrica quadrata (dimensione lato pari a 24 m) con una “coda” anch’essa in pianta quadrata (dimensione lato pari a 10,5 m) verso il mare di Cala Guitgia, garantisce una continuità spaziale che media tra la giacitura planimetrica di sguincio del molo e quella differente della strada permettendo una continuità dello stesso molo attraverso il ricorso ai frangiflutti che divengono elementi figurativi, scultorei e materici strutturanti il progetto e caratterizzanti il porto.
Il Monumento-memoriale viene completato con una scultura sferica ruvida, collocata sulla superficie superiore del cubo più estremo verso sud-est, ottenuta per sottrazione e levigazione di materia da un frangiflutto, ad evocare la sfera terrestre, metafora di un infinito accogliente abbraccio di solidarietà tra i popoli del mondo.
Il memoriale degrada verso il mare con le sue piattaforme gradonate e le masse cubiche dei nuovi frangiflutti, questi ultimi appaiono come baluardi di rovine frammentarie e discontinue, erose dal tempo e dalla forza della natura espressa dal mare e dagli agenti atmosferici.
I nuovi frangiflutti non entrano mai in collisione, spesso disposti in modo ravvicinato, quasi adiacenti ma non uniti (distanza minima di 10 cm), dalla percepibile autonomia in un’unitarietà di progetto, in tal modo l’acqua può passare anche tra gli interstizi e erodere le facce rocciose dei frangiflutti continuando naturalmente l’iniziale lavoro scultoreo umano.
All’effetto mutevole che il disegno attribuisce al memoriale si combina sinergicamente l’elemento naturale di relazione con il mare, restituendo visioni spaziali sempre diverse con effetti visivi generati dalle trasparenze e dai riflessi cromatici dell’acqua sulle facce dei frangiflutti. Infatti, il diverso livello della presenza dell’acqua svela o nasconde i frangiflutti che si intravedono sotto il livello del mare, rimandando così a un’immagine sempre in movimento e in evoluzione, correlandosi al contesto storico dell’isola. La mutevolezza del memoriale legata particolarmente al livello dell’acqua costituisce la metafora del mare che dona rigenerando a nuova vita e che allo stesso tempo la toglie: in alta marea, sommerge, sottraendo alla vista; in bassa marea invece, disvela restituendola. In relazione alle fluttuazioni del mare si ipotizzano tre possibili differenti configurazioni: la condizione di bassa marea (q. -0,50 m) rende visibili tutti i frangiflutti e la sfera; quella di alta (q. +0,50 m) ne rende visibili un numero inferiore, qui la sfera viene sommersa per una sua porzione; quella di livello medio dell’acqua (q. ±0,00 m) ne rende evidenti molti e la sfera sembra galleggiare a sfioro. La naturalità connettiva e allegorica dell’acqua – vita, morte, rinascita – contribuisce alla solidarietà tra vecchio e nuovo, svela le figure affioranti dell’architettura e le richiama come oggetti di un passato perduto.
Il memoriale, nei suoi nuovi frangiflutti, riporta incise parole e segni scultorei verso l’acqua, verso la costa e sul piano di calpestio, per essere lette da chi arriva dal mare, da chi passeggia sul molo e da chi percorre il Monumento, a suscitare emozioni, sentimenti di solidarietà e di cooperazione, a indurre riflessioni sull’umana corrispondenza tra il senso dell’unicità della vita e la memoria degli eventi avvenuti. Sono incisioni di parole ambivalenti (perdonare, soffrire, restare, tramare, indifferenza, congiungere), con significato opposto o diverso se si cancella un prefisso, a sottolineare che le questioni con l’intervento fattivo e propositivo dell’uomo, così come accade con alcuni vocaboli, celano prospettive e risoluzioni diverse, aprono al futuro e alla speranza. Alcuni frangiflutti, quelli che sono raggiunti dal livello dell’acqua durante l’alta marea, diventano dei veri e propri naturali “strumenti musicali” che producono piacevoli effetti sonori in aggiunta alle mutevoli percezioni uditive. Le facce rivolte verso il mare e verso il cielo hanno dei fori continui comunicanti: la pressione causata dal movimento delle onde fa risalire il liquido sui fori comprimendo in tal modo l’aria e producendo il suono dato dallo sfiato generato dall’incavo. L’opera durante i momenti di alta marea, legati principalmente al tramonto, diviene un suggestivo e inedito “organo” del mare.
Il materiale utilizzato per il Monumento è la pietra calcarea locale, presente nell’isola, che possiede peculiarità intermedie rispetto alle altre pietre ivi esistenti come quella dolomitica, più dura e compatta, e quella arenaria che invece ha caratteristiche di durezza inferiore. La pietra calcarea si presta, in relazione al tempo, a restituire un effetto di erosione naturale, tipico della costa settentrionale dell’isola. La scelta della pietra calcarea è dettata anche dalla volontà di attribuire al Monumento durabilità nel tempo, evitando una rapida deteriorabilità e al contempo la necessità di ricorrere all’attitudine costruttiva locale, sovrapposizione e giustapposizione di pietre calcaree, e al coinvolgimento di specifiche maestranze per l’esecuzione di un’opera artigianale.
La luce gioca un ruolo importante nell’architettura del memoriale, il ritmo del disegno dei frangiflutti determina una diffusione di ombre disposte in modo diverso a seconda del movimento del sole durante la giornata. I raggi solari vengono assorbiti dalle superfici dei frangiflutti che riflettono e rimandano luci e colori diversi in base al variare della presenza o meno dell’acqua, delle incrostazioni di alghe e di sale; quelli che vengono sommersi più frequentemente diventano di colore più scuro e nelle condizioni di bassa marea si mostra una stratificazione cromatica originata dal bagnato all’asciutto, dal chiaro allo scuro. La luce notturna lunare, che restituisce al memoriale un’immagine globale di mistero, viene integrata portando in evidenza visiva l’unico elemento geometrico a forma sferica sul quale viene operato un taglio verticale luminoso visibile dai differenti belvederi della città e della costa, diventando un vero fulcro scultoreo nel territorio.
L’intervento, in tal modo, si integra nella naturalità del contesto con elementi ugualmente naturali scolpiti prima dall’uomo e poi destinati ad essere scolpiti dal mare, da qui la forza evocatrice e la bellezza emozionale del progetto. Un gioco delle parti che trasforma in continuazione il memoriale il cui intervento esclude il ricorso a espressioni iconiche estranee all’essenzialità dell’opera e del luogo, legate alle vicende dei migranti e dei misteri eterni del mare.
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