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Il
dibattito italiano degli architetti sul tema della ricostruzione
post-sismica da cinquanta anni, se non di più, si
è sostanzialmente arenato sulla domanda “dove e
come”. Ogni terremoto, e ne sono succeduti diversi negli
ultimi 50 anni, è seguito da un interminabile dibattito tra
coloro che ritengono si debba ricostruire “come era, dove
era” e quelli che – portando a pretesto una pretesa
libertà compositiva e la necessità di esprimere
la contemporaneità – ritengono che si debba
costruire altrove, ovvero con altre forme. D’altra parte
questo dibattito è evidentemente tutto interno alla
categoria degli architetti, che a nostro avviso sembra voler rimuovere
il tema vero che la ricostruzione dei tessuti urbani sottende, tema che
possiamo riassumere nelle altre due domande che il titolo propone,
ovvero “quando e per chi”. Insomma, non bisogna
scordarsi mai che il terremoto è una tragedia, e che lascia
dietro di sé rovine, morti e sopravissuti senza
più radici. Il tema vero di ogni progetto di ricostruzione e
quello che i titoli che i giornali il giorno dopo il terremoto
dell’Irpinia avvenuto il 23 novembre del 1980, citando le
lodevoli parole del Presidente Pertini, misero in prima pagina, ovvero
“fate presto”. Con ogni terremoto si apre una fase
di emergenza, che non si conclude fino a che non si è
ricostruito e che le persone son tornate (se mai questo è
del tutto possibile) a una vita normale. I tempi oltre che decennali
delle ricostruzioni dei tessuti storici distrutti dai terremoti recenti
(Abruzzo 2009, Centro Italia 2016), portano come conseguenza che quando
la ricostruzione sarà finalmente avvenuta, molte persone
saranno nel frattempo decedute, e molte altre saranno nate altrove e
non riconosceranno in quella ricostruzione alcun valore identitario.
Insomma si deve cominciare a ricostruire subito, ovvero non appena lo
sciame sismico si è concluso. E questo va fatto con una
strategia pianificata di medio periodo, che sappia garantire da una
parte un alloggio provvisorio immediato agli sfollati, ma che nel
frattempo molto rapidamente, nell’arco di massimo 5 anni
restituisca agli abitanti, in un modo o nell’altro, le loro
case, il loro luogo di lavoro, le loro strade, i loro spazi pubblici e
i loro servizi (che sono tutti diritti costituzionali) consentendo
quindi il ritorno ad una vita per quanto possibile normale.
Il volume di Bordogna e Brighenti, con la prefazione del grande maestro
putroppo recentemente e prematuramente scomparso Giovanni Carbonara,
riconduce l’attenzione degli architetti sull’annoso
problema della ricostruzione, un’attenzione mai sufficiente,
e ci presenta con numerose illustrazioni di grande qualità,
diverse sperimentazioni progettuali su codesto tema.
Nella prima parte il volume passa in disamina le diverse strategie di
ricostruzione che in passato sono state implementate per la
ricostruzione dopo un terremoto, corredandole di progetti di autore.
Non si possono non citare ancora una volta in questo quadro, il
progetto di Gianfranco Caniggia e Francesca Sartogo, Ricerca
storico-critica per la ricostruzione e il restauro del centro storico
di Venzone, 1977-1979 (Strappa, 2023) e il Progetto di recupero del
centro storico di Teora, 1981-1983, di Giorgio Grassi e Agostino Renna
(Capozzi, 2011). Ma si rifletta sulle date, 1 anno dopo il terremoto
del Friuli (1976) Caniggia e Sartogo erano già al lavoro, 1
anno dopo il terremoto dell’Irpinia (1980), Grassi stava
già progettando. Per il terremoto dell’Aquila,
avvenuto nel 2009, oggi dopo 14 anni, in alcuni centri minori ancora
non sono partiti i cantieri, ma neanche i progetti. Nella seconda parte
del volume vengono presentati diversi progetti di grande
qualità che alle diverse scale propongono la ricostruzione
di edifici, porzioni di tessuto urbano e interi centri abitati, come
nel caso di Amatrice. Il volume raccoglie una serie di sperimentazioni
progettuali, affrontate in sede di laurea, dove per Amatrice, Camerino
e Norcia, si sono esplorate con grande cura e diverse strategie i
progetti di ricostruzione di edifici storici, con esiti formali degni
di grande attenzione. E qui che il contributo di Bordogna Brighenti
brilla, avendo portato per diversi anni l’attenzione degli
studenti della facoltà di architettura sul tema del progetto
di ricostruzione, ha contribuito significativamente ad evitare quel
diffuso effetto di rimozione psicologica che segue ogni terremoto, non
solo come e comprensibile tra i terremotati, ma anche tra i politici e
soprattutto – ed è ancor più grave
– tra gli intellettuali.
La terza parte conclude il volume con una antologia di testi di diversi
autori sul tema della ricostruzione. Nel suo complesso il libro si
propone come una guida ragionata alla ricostruzione, di grande
utilità sia per i professionisti che per gli studenti delle
facoltà di architettura e ingegneria che si trovano a
redigere progetti di ricostruzione post-sismica.
Alessandro Camiz
Scheda
libro
Autore: Enrico
Bordogna, Tommaso Brighenti
Titolo: Terremoti e
strategie di ricostruzione. Il sisma in Centro Italia 2016
Lingua del testo: Italiano
Editore: LetteraVentidue
Edizioni
Caratteristiche: 22x22
cm, 220 pagine, brossura, colore
ISBN: 978-88-6242-762-3
Anno: 2022
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