Recensioni



Angarano




Design of Places





La costruzione della città è un tema di grande interesse all’interno del dibattito attuale, e questo è vero non solo a parole ma anche nei fatti se si pensa alle numerose occasioni che le nostre città hanno offerto negli ultimi anni , ma è vero anche che il tema appare sempre di più lontano dalla Composizione, che non a caso è seguita da due aggettivi, Architettonica e Urbana. Il campo è lasciato libero alle questioni sociologiche, ambientali, urbanistiche, alle logiche pianificatorie ed economiche, pure importanti, mettendo però spesso al margine la qualità e l’identità architettonica dei luoghi della città, che diventano questioni sempre meno considerate. Gli autori, Federica Visconti e Renato Capozzi, attenti osservatori della realtà che ci circonda, lo sanno bene, e con questo libro provano a navigare nelle acque agitate della disciplina tenendo dritta la barra del timone; a riportare la questione del progetto della città sul piano della forma.

Not only blocks. 3+1 progetti per un’idea di città. Un piccolo libro, ma in qualche misura un condensato di lunghi studi condotti tramite ricerche e progetti, e che proprio per la vasta conoscenza e padronanza del tema, nasconde tra le righe della sua semplicità delle “grandi” questioni.

Si legge l’impegno alla conoscenza, dei temi e della forma della città. Si ritrova la storia, dell’architettura e della città, selettivamente declinata in chiave progettuale tramite il pensiero analogico, muovendosi nel tempo e nello spazio dell’architettura. Si registra il metodo: dall’analisi, al progetto, a partire dal cosiddetto “esercizio di misura”, ovvero il montaggio di architetture esemplari, alla scala del luogo per precisare il principio insediativo e a quella dell’architettura attraverso la scelta di opere assunte come referenti come citazioni o sottoposte a variazione, coerentemente operata rispetto al principio sotteso al progetto . Si riconosce una posizione teorica, una idea di città che si riscontra guardando assieme i progetti, rilevabile nonostante la diversità delle condizioni, dei tempi e dei temi specifici delle singole occasioni: una idea di «[…] città aperta, discontinua, non omologante e diffusiva, policentrica e multipolare […]» (Visconti 2024, p. 32). Temi centrali all’interno della ricerca personale e di quella condivisa, che trovano in questo contributo una fertile applicazione.

Il libro si presenta con una struttura agile. Due saggi concisi, City of Blocks vs City of Places di Visconti e Idee ed elementi di costruzione della città aperta di Capozzi, precisano la postura che sostiene le argomentazioni e le interpretazioni successive, ma non solo. Dalla loro lettura si capisce come l’attenzione dei due autori sia rivolta non tanto alle architetture per se stesse quanto, e soprattutto, alla qualità dei luoghi che queste costruiscono attraverso la loro composizione e le relazioni, di prossimità o a distanza, che esse istituiscono reciprocamente e con il contesto. A seguire i progetti, veri protagonisti del libro. Una breve pagina scritta per dichiarare lo stretto necessario ad esplicitare l’idea del progetto anticipa il vero e proprio “racconto” fatto attraverso i disegni, secondo una progressione del discorso, dal piano analitico all’esito sintetico, dalla scala della città, a quella del luogo, fino a quella dell’architettura, che rendono le forme eloquenti rispetto all’obbiettivo di partenza.

I progetti illustrati elaborati nelle quattro edizioni della Internationale Frühjahrsakademie – sono fatti per la stessa città, Dortmund, e ripensano la forma di alcune aree dalle condizioni morfologiche e urbane anche molto diverse tra loro: un nuovo campus universitario in un’area industriale dismessa fuori le mura; una grande “zolla” composta da luoghi dell’abitare e luoghi collettivi nella periferia della città; un progetto per l’area centrale del porto fluviale; interventi più puntuali in prossimità dei complessi monumentali collocati lungo l’asse principale della città vecchia. Dalla periferia alla città consolidata, in ogni progetto si riconosce l’aspirazione ad un ordine urbano, da ristabilire dove perduto o da definire dove mancante, con la tensione alla ricerca della precisazione della qualità dei luoghi più che delle singole architetture. Così quella idea di città che ogni progetto mette in rappresentazione, non è mai dogmaticamente applicata ma viene sempre criticamente declinata secondo una idea di spazio e una dimensione conforme che prende le mosse dalla forma della città e dalle sue regole, per poi reinterpretarne il senso. Che dà forma a spazi aperti laddove essa richieda l’introduzione di “discontinuità” per definire luoghi a far da contrappunto ad una condizione urbana rarefatta ma carente di centralità urbane – come nel caso dei primi tre progetti –, o più conclusi, quando, al contrario, la forma della città, dilatandosi senza misura, abbia perso la sua chiarezza formale, come nel caso dell’ultimo. In questo senso i progetti illustrati insistono su aree marginali, non necessariamente per posizione ma in termini di valore urbano, con l’idea che la città considerata nel suo complesso debba essere costruita di parti precise, ognuna con una propria identità, e dotata di luoghi significativi. Luoghi in cui la dialettica tra architettura, natura e cultura corrisponde ad una tensione al ricercare una qualità prima di tutto formale adeguata e riconoscibile, con l’aspirazione a rappresentare una idea di civitas. È una posizione comune a chi, come gli autori, crede che l’architettura sia “arte civile” per eccellenza. Una questione che richiede impegno alla conoscenza e grande senso di responsabilità perché attiene al mondo in cui stiamo, e quindi riguarda la nostra vita.

La conclusione (non dichiarata) del libro è in realtà anticipata, a parere di chi scrive, in apertura dei due saggi introduttivi degli autori, nel montaggio dei 3+1 progetti su un’unica planimetria della città. Una conclusione disegnata e non scritta, ma eloquente più delle parole nel rappresentare in maniera sintetica l’idea generale sulla città che sottende i progetti e che i progetti sostengono; quella ipotesi insediativa che, nel riconoscimento della storia delle lente stratificazioni della città e del suo territorio, dei monumenti e del valore dei luoghi collettivi, nella riscoperta delle sue tracce e dei suoi elementi fondativi, può essere messa a fondamento del progetto urbano come necessità per determinare, secondo prospettive ideali lunghe e non istantanee, il progetto della sua modificazione.

Un modo di intendere, in senso più ampio, teoria e progetto come questioni complementari, la centina e l’arco secondo l’interpretazione data da Carlos Martí Arís, che sempre si intrecciano in un rapporto non consequenziale né lineare, ma di reciproca necessità e verifica continua.

I temi in campo e il modo di affrontarli, poi, si inseriscono all’interno di una lunga tradizione di studi urbani, italiana e internazionale, ma secondo modalità e strumenti che, con una postura che appartiene a chi si impegna a fare ricerca, costantemente si sottopongono ad aggiornamento come dimostrano le analisi morfologiche urbane che precedono i progetti, arricchite dal metodo di indagine spaziale introdotto e messo a punto più di recente da Uwe Schröder (Schröder 2015) –, affermando una continuità tra teoria, ricerca e progetto, e tra progetto urbano e architettura, che caratterizza un modo di “fare scuola” che gli autori, assieme a pochi altri, continuano a portare avanti partendo dalla sua eredità, tenendola viva e provando ad aggiornarla, un passo alla volta. Ma come?

Allora forse non è un caso che all’interno di una collana intitolata lezioni e saggi sull’architettura e la città, questo libro punti molto l’attenzione sulle sperimentazioni progettuali e sul disegno della città, come momenti imprescindibili della ricerca in composizione. Il collage dei progetti per Dortmund infatti dice anche un’altra cosa, non meno importante, rispetto alla disciplina e al problema del progetto urbano: che il disegno dovrebbe essere la parola di chi si occupa di forma e l’unico vero strumento di controllo, affermando in qualche misura che, in una condizione in cui “l’ideologismo delle regole” – con le parole di Gregotti (Gregotti 2016) – è imperante, l’architettura della città e per la città si fa con le forme.



Claudia Angarano



Scheda libro

Autore: Federica Visconti, Renato Capozzi
A cura di: Ermelinda Di Chiara
Titolo: Not only blocks
Sottotitolo: 3+1 progetti per un’idea di città
Lingua del testo: Italiano
Editore: Aión
Caratteristiche: 12x17 cm, 128 pagine, brossura, colore
ISBN: 9791280723314

Anno: 2024