


Nel 2024, la squadra UpGranT della Facoltà di Architettura dell'Università di Porto ha conversato con Álvaro Siza (classe 1933, Premio Pritzker 1992) e Eduardo Souto de Moura (classe 1952, Premio Pritzker 2011). Queste interviste, incentrate sull'idea del Grand Tour, si sono svolte nella stessa settimana, quasi alla stessa ora (poco prima di pranzo) e nello stesso luogo, l'edificio dello Studio Aleixo. Hanno seguito una traccia comune, articolata su tre punti principali: i viaggi fondativi, quelli importanti non intrapresi o da intraprendere, e infine la possibilità di rilanciare il Grand Tour nell'ambito della cultura architettonica contemporanea. Entrambi hanno risposto con grande entusiasmo, e la conversazione ha ampiamente superato una semplice raccolta informazioni sui loro viaggi; è stata piuttosto un'opportunità di riflessione e di confronto, a partire dalla rievocazione delle esperienze personali e dei momenti condivisi rimasti indelebili nella memoria.
I numerosi riferimenti alla vita personale e alla traiettoria professionale ci hanno permesso di apprezzare i diversi contesti geografici e temporali in cui i nostri interlocutori si sono mossi, ciascuno con il proprio approccio all'architettura, alla società e alla cultura nel suo complesso. È noto il valore che Siza e Souto de Moura attribuiscono ai viaggi all'interno della loro attività progettuale, considerandoli un'opportunità essenziale per l'apprendimento, come dimostra la loro lunga e approfondita esperienza di viaggio, ampiamente documentata. È altrettanto noto che i due sono molto amici e hanno condiviso progetti e viaggi. Lavorano in un edificio progettato da Siza e vivono in un edificio progettato da Souto de Moura. Pur non appartenendo alla stessa generazione, hanno conseguito la laurea e sono stati docenti presso la medesima istituzione, la Scuola di Belle Arti di Porto, mantenendo posizioni distinte riguardo alla cultura in generale e all'architettura in particolare, posizioni che si manifestano chiaramente nelle loro narrazioni spaziali.
Mentre Siza è inizialmente considerato l'architetto del problema abitativo, con un interesse particolare per Alvar Aalto o Adolf Loos, Souto de Moura è l'architetto che persegue la domanda pubblica (pur non occupandosi soltanto di edifici pubblici) con un interesse particolare per Mies van der Rohe.
Confrontando le due interviste, si possono individuare punti di contatto e di divergenza tra le prospettive dei due architetti, permettendo così di acquisire nozioni significative per ridefinire il concetto di "imparare viaggiando" in ambito architettonico.
Questo contributo cerca di stabilire una dialettica tra la conversazione con Siza e quella con Souto de Moura, a tratti sovrapponibili e accostabili, al fine di evidenziare alcuni aspetti distintivi dei loro viaggi, i viaggi che considerano lezioni fondamentali per un architetto. Un determinato viaggio può essere significativo per molteplici aspetti, se si conosce la personalità dell'architetto e l'evoluzione della sua visione dell'architettura.
Questo "dialogo immaginario" si basa sulla deregistrazione delle due conversazioni, integrate da alcunei testi tratti dagli scritti pubblicati, quindi tradotte dal portoghese all'inglese. La stesura finale ha cercato di restituire più fedelmente possibile il significato e l'intenzione degli argomenti trattai, tenendo conto anche dei della gestualità e della mimica facciale che hanno caratterizzato alcuni passaggi. Questo contributo, infatti, cerca di andare oltre la pubblicazione annotata delle due interviste, utilizzando il processo di trascrizione per dare ordine alle esperienze personali degli interlocutori e favorire una riflessione su come possa essere inteso oggi un viaggio di architettura. Possiamo individuare un insieme di echi e testimonianze concrete che consentono di formulare una prima prospettiva, sorretta da appunti e sequenze delle conversazioni selezionate.
Siza e Souto de Moura concordano sull'importanza imprescindibile del viaggio, poiché l'esperienza diretta in loco rappresenta un elemento insostituibile per sviluppare una cultura architettonica approfondita, fondamentale a sua volta per alimentare la pratica progettuale. Altre fonti — libri, rappresentazioni visive, resoconti di viaggi di altri architetti o contenuti presenti sui social media — possono anticipare, stimolare o servire d'ispirazione per nuovi viaggi; tuttavia, esse non sono in grado di sostituire l'esperienza diretta. Queste informazioni risultano influenzate dal punto di vista dell'autore/curatore, impedendo all'architetto/viaggiatore di acquisire una visione personale e libera.
Siza considera il viaggio di architettura come uno strumento di apprendimento di grande valore, pienamente in linea con Souto de Moura, che associa il viaggio a uno stato d'animo particolare. Bisogna riconoscere che il viaggio in architettura si distingue dagli altri. Non solo per la scelta della destinazione, dell'eventuale tema e della durata, ma anche e soprattutto per la disposizione del viaggiatore a osservare, registrare e decifrare gli "enigmi" presenti in-situ, con la finalità di sedimentare una memoria vivida, da utilizzare poi nel complesso processo creativo.
Souto de Moura dichiara di non nutrire interesse per l'esotico o per il fascino dell'ignoto, tuttavia riconosce l'importanza di sperimentare, attraverso il viaggio, ciò in cui si crede già e che si conosce mediante letture o approfondimenti. Secondo la sua opinione, i viaggi rappresentano un'opportunità di conferma oppure un potenziale rischio di delusione, qualora la realtà si manifesti in modo differente rispetto a quanto era stato immaginato attraverso lo studio di fonti indirette. Pensa che ci si dovrebbe addirittura rifiutare di andare a vedere un luogo o un edificio che è stato "contaminato" per evitare una delusione, come nel caso degli appartamenti di 860-880 Lake Shore Drive.
Siza e Souto de Moura dicono di aver viaggiato raramente senza l'obiettivo di andare a visitare delle architetture. Souto de Moura ricorda solo due o tre viaggi che ha fatto senza una dimensione architettonica, con la famiglia o gli amici d'infanzia, principalmente in Italia ma anche nei Balcani, in particolare in Montenegro.
Siza, invece, ricorda i viaggi con la famiglia in Spagna (Galizia, Andalusia, Catalogna, ecc.) prima di iscriversi alla Scuola di Belle Arti; molti dei suoi ricordi però sono già legati all'architettura, in particolare all'opera di Gaudí a Barcellona che risvegliò il suo interesse per l'architettura all'interno della scultura.
I due architetti sottolineano che, oltre ai viaggi già citati, tutti gli altri sono inerenti all'architettura, sia in ambito professionale sia in contesti di svago. Souto de Moura confessa che, ogni qualvolta la sua attività di architetto richiede uno spostamento, coglie l'opportunità di approfondire direttamente sul luogo le tematiche al centro dei suoi interessi in quel momento, siano esse edifici o paesaggi. Un incarico a Bordeaux e una conferenza a Caen, per esempio, gli offrirono l'opportunità di visitare le strutture della Seconda guerra mondiale lungo la costa nord-occidentale della Francia, in Bretagna, esplorando il tema dell'architettura "senza narrativa", nella quale si era imbattuto grazie all'opera del filosofo Paul Virilio, Bunker Archaeology.
Anche Siza tiene presente l'argomento dei suoi interessi quando viaggia, pur non collegandolo a una specifica agenda prestabilita. È successo anche in tempi recenti: un viaggio in Giappone fatto per assistere a una conferenza è diventato l'occasione per visitare opere di Fumihiko Maki, Kenzō Tange e Kazuo Shinohara, edifici che già aveva visitato negli anni '90, con l'obiettivo di osservare come questi si fossero conservati nel tempo, il loro stato di conservazione e le trasformazioni che hanno subito. Viaggia con l'intenzione di visitare opere di alcuni architetti che ammira: il termine "ammirare" si collega a un doppio significato, in quanto si riferisce al fatto di osservare e al sentimento di riverenza ed encomio.
Siza e Souto de Moura, in momenti differenti, fanno riferimento al viaggio, come se fosse un fattore della loro vita, e quando sembra impossibile viaggiare fisicamente, viaggiano mentalmente, con la mente, arricchendosi non soltanto di nuove esperienze, ma anche riportando a galla ricordi precedenti.
Questi viaggi non sono soltanto momenti di formazione culturale, ma anche opportunità per rafforzare le relazioni umane. Il fatto di viaggiare con qualcuno genera un tipo di legame forte, in virtù della condivisione di sensazioni e stimoli, al punto che, anche a distanza di anni, il ricordo di tali spostamenti non svanisce. Addirittura, viaggiare da soli non significa necessariamente farlo in solitudine, poiché la compagnia può essere costituita dalla stessa architettura o dai costruttori di architetture, che, grazie al loro lavoro, dialogano con lo spettatore.
Siza ammette di aver sviluppato il gusto e l'abitudine ai viaggi grazie alla Scuola di Belle Arti di Porto. Menziona in particolare tre viaggi — a Parigi, Venezia e Helsinki — finanziati dalla Fondazione Calouste Gulbenkian. Queste borse di studio consentivano a gruppi interdisciplinari composti da studenti e docenti di Architettura, Scultura e Pittura di effettuare viaggi della durata di diversi giorni. Siza li descrive come un'opportunità per osservare (attraverso il disegno e la fotografia) opere pittoriche, scultoree e architettoniche, nonché per assistere a proiezioni cinematografiche (inclusi film vietati o censurati). Questi viaggi rappresentavano inoltre un'occasione preziosa per instaurare nuovi contatti e consolidare quelli già stabiliti con istituti scolastici e professionisti del settore dell'architettura.
Siza e Souto de Moura concordano sul fatto che il viaggio di architettura possa non essere sempre possibile nel corso del tempo. Durante la sua giovinezza, Siza non ha potuto viaggiare a causa della situazione politica del Portogallo, e non tutti i viaggi sono stati ugualmente accessibili nei diversi periodi della sua vita. Le responsabilità professionali hanno ridotto le opportunità di viaggio; attualmente, per motivi personali, di salute e altre ragioni, entrambi si spostano meno. Nel corso delle conversazioni, entrambi fanno riferimento ai molti viaggi non fatti, per motivi diversi. Quando gli chiediamo quali tra questi erano i più importanti, Siza pensa al passato mentre Souto de Moura guarda al presente o al futuro prossimo. Siza rammenta di aver perso due viaggi di gruppo, dei quali ha percepito gli echi con un misto di interesse e rammarico: il viaggio a Costantinopoli e il viaggio on the road attraverso gli Stati Uniti fino a Los Angeles. Souto de Moura pensa a due viaggi verso l'Oriente, che però non potrà realizzare. L'idea di questi viaggi nasce da pubblicazioni che non si focalizzano specificamente sull'architettura, ma che trattano piuttosto tematiche relative alla tecnologia costruttiva delle abitazioni con materiali naturali, oppure parlano della città intesa come una grande dimora e dell'abitazione quale unità fondamentale della città. Il riferimento è ai villaggi di legno delle montagne del Giappone e ai villaggi di mattoni in Cina, che Souto de Moura interpreta come reminiscenze di Pompei, ma collocate in Oriente.
Richiesti di selezionare un viaggio fondamentale e di proporre un aggiornamento del Grand Tour per gli architetti in formazione, Siza e Souto de Moura propongono alternative diverse, per finalità, destinazione e temi. Souto de Moura propone un itinerario rivolto ai giovani architetti per approfondire la conoscenza dell'architettura come disciplina. Pensa a un viaggio in Germania finalizzato allo studio delle fasi antecedenti e successive al Movimento Moderno, con l'obiettivo di illustrare la capacità costante della Modernità di rinnovarsi, sia attraverso le sperimentazioni del Bauhaus sia mediante il lavoro di Schinkel e Mies van der Rohe, affinché si comprenda che il Movimento Moderno rappresenta molto più di una semplice espressione formale.
Siza invece evita di fissare una destinazione, un tema o un periodo temporale specifico, evocando così la necessaria libertà di scelta per ciascuno. Considera il mondo intero come possibile meta. Si ispira all'uomo vitruviano, consapevole di sé stesso e della propria cultura umanistica, che seleziona i propri viaggi in base a interessi e stimoli personali, alle questioni che lo hanno colpito e alle figure da cui trae ispirazione.
Siza apre la porta con un sorriso, prepara caffè, acqua e tabacco e prende nota degli argomenti di nostro interesse per la discussione. Souto de Moura ci attende all'ingresso principale per una pausa caffè. Sul tavolo della sala riunioni ci sono due mappe, una dell'Europa e l'altra del mondo, insieme al suo taccuino nero, nel quale ha preparato la nostra conversazione e conservato il testo che avevamo precedentemente condiviso. Durante la conversazione, emerge con evidenza il piacere e l'entusiasmo con cui entrambi ricordano i loro viaggi, i frequenti e numerosi spostamenti e il disappunto per le limitazioni e le restrizioni con cui oggi devono dare i conti. A valle di queste conversazioni, constatiamo come Siza e Souto de Moura, pur condividendo una visione comune e avendo sperimentato cosa significhi "imparare viaggiando", siano viaggiatori molto diversi.
Un esempio emblematico di questa empatia condivisa è rappresentato dal viaggio a Roma effettuato durante il ritorno dalla Sicilia agli inizi degli anni Ottanta, richiamato da entrambi. Secondo Souto de Moura, questo è il viaggio più significativo che ha fatto con Siza. Per Siza, questa fu l'opportunità di farsi un'idea più precisa di Souto de Moura. Dopo un mese di lavoro in Sicilia, seduti in Piazza Navona, decisero semplicemente di prolungare il soggiorno per ulteriori tre giorni, durante i quali si dedicano esclusivamente a mangiare, bere, conversare e disegnare (le rovine nel Foro, il Mercato di Traiano, ecc.). Entrambi conservano un ricordo vivido e preciso delle sensazioni provate durante il Grand Tour di quei tre giorni.
In conclusione, possiamo dedurre che i viaggi architettonici di Álvaro Siza e Eduardo Souto de Moura rappresentano un concetto dinamico e vitale, che ammette diverse modalità di interpretazione. Tali viaggi offrono alternative possibili e rimangono costantemente aperti a nuovi contributi e integrazioni. Essi sono indubbiamente resi possibili dall'indissolubile legame tra la persona e l'architetto. Architettura e vita, in una relazione simbiotica, costituiscono infatti il modo di essere di Álvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura in rapporto alla cultura universale stratificata, riflettendosi nei loro Grand Tour. Questi momenti rappresentano giornate perfette, proprio come quelle nelle quali si sono svolte queste conversazioni.
Gli autori desiderano ringraziare Álvaro Siza e Eduardo Souto de Moura per la disponibilità a pianificare le conversazioni (il 3 agosto e il 30 luglio 2024) e per la generosità con cui le hanno realizzate.
SIZA VIEIRA A. e MORAIS C. C. (2009) – 01 textos. Civilização, Porto.
SIZA VIEIRA A. (2017) – Conversaciones com Álvaro Siza / por Luis Fernández-Galiano. Fundación Arquia, Madrid [conversazione originale (2016) disponibile su Arquia/maestros 10].
SOUTO DE MOURA E. (2018) – Conversaciones com Eduardo Souto de Moura / por Luis Fernández-Galiano. Fundación Arquia, Madrid [conversazione originale (2016) disponibile su Arquia/maestros 11].