Il Grand Tour sul Baltico. Sulle tracce di Alvar Aalto

Domenico Chizzoniti


Introduzione

Si va in Finlandia con un gruppo di colleghi a saggiare quanto, in presa diretta, il ruolo del racconto in architettura si possa avvalorare concretamente attraverso una ricognizione fisica dei luoghi, degli spazi, delle forme, dei colori, memorie, luce e persino dei profumi che non si sottraggono ad un'esperienza di un "gran tour" in mezzo ai laghi e alle foreste della Finlandia (Frampton 1998).

Un gran tour finlandese dove l'ingombrante presenza della natura lascia spazio solo a pochi episodi architettonici che si stagliano nel fitto paesaggio nordico come espressione autentica di pura volizione figurativa, di autentica perizia costruttiva, di convalidata esplorazione linguistica, che in architettura raramente può conseguirsi (Colin St John 1979).

Questo paesaggio ha ispirato racconti in cui la natura assume un ruolo magico e mitico. Le foreste, ad esempio, sono spesso descritte come dimora di spiriti e creature mistiche, come i Tapio, spiriti guardiani degli alberi, o gli Hiisi, esseri maligni che abitano le zone più remote. Nei miti finlandesi, gli elementi naturali non sono semplici fenomeni fisici, ma entità viventi con volontà propria. Un viaggio che a ritroso riscopre i caratteri di una "poetica nordica" esito dell'assimilazione di alcuni dei tratti salienti del plasticismo mediterraneo, per addentrarsi nella wild vague del paesaggio finnico. Questa connessione profonda è ancora oggi percepibile in questa cultura, dove la natura continua a essere venerata producendo esiti inaspettati, esclusivi, a partire dal condizionamento che quell'esperienza ha avuto sull'evoluzione del suo pensiero creativo. Aalto inizia a intrecciare l'approccio nordico, soprattutto nelle tecniche costruttive quasi artigianali, con quella mediterraneità atavica, con una spiccata abilità nell'ammaestrare i contrasti materici, le assonanze cromatiche, la perizia tecnica: l'idea diviene traccia, ovvero forma pensata e ordinata dalla mente e la materia suggerisce la massa, ossia pensiero plastico, concreto, da porsi nello spazio, con figure che acquistano una propria e autonoma consistenza fisica e vivono di un altrettanto autonoma realtà (Norberg-Schulz 1998).

Sanatorio Antitubercolare di Paimio (1928-33)

Il Tour inizia con il Sanatorio Antitubercolare di Paimo, una composizione nitida che si serge su una ampia superficie di colline moreniche, ricoperta di una fitta foresta di betulle, pini e abeti. Diverse opere, come il sanatorio, sorprendono perché propongono una grammatica che finisce per sconvolgere la tradizionale accezione funzionale e comportamentale nel rapporto utenza e spazio architettonico (Woodman 2016). Il riferimento corre, in particolare, ai "cromatismi tersi", alle composizioni articolate, alle figure emblematiche, all'ordine paziente con cui le forme sono sublimate verso ambizioni ideali nel condensare spazio e materia, nella misurata aspirazione al riscontro del carattere rappresentativo dell'architettura, elevata ad un ordine monumentale e alla verifica punto a punto del suo equilibrio in termini di proporzione, estensione, dilatazione, attributi che distinguono molti dei lavori di Aalto. D'altra parte, il suo retaggio culturale, a partire dalle fonti che lo hanno ispirato – il soggiorno svedese nello studio di Arvid Bjerke tra il 1921 e il 1922 per la Congress Hall alla fiera di Göteborg; successivamente a Vienna alla ricerca dei più recenti e ambiziosi esperimento della Wagner Schule per poi raggiungere l'Italia e la Grecia nel 1924 come viaggio di nozze; e poi ancora nei paesi bassi nel 1928 e in particolare ad Hilversum per visitare il Zonnestraal Sanatorium di Johannes Duiker (Vanden Heuvel 1978), terminato proprio in quell'anno – ha fatto leva sull'appropriazione aggiornata di una innovativa poetica dell'architettura moderna europea attraverso questi viaggi, queste esplorazioni culturali, questi "Tours" (Tentori 2002).

L'edificio è composto da un corpo principale articolato in tre parti autonomamente definite e ruotate con angoli di differente apertura, mentre i corpi accessori aggiunti qualche anno dopo nel 1933 – le abitazioni del personale paramedico e quelle per il personale medico con le rimesse per le auto – sono distanziati e isolati rispetto al Sanatorio.

L'ala principale, un corpo in linea snello e allungato alto sei piani, contiene le camere di degenza per circa 300 ospiti, mentre il corpo intermedio è destinato ai locali ad uso collettivo e quello minore, più basso, i servizi generali con mensa, cucine e locali tecnici. Il criterio che compone la figura è regolato dall'orientamento del corpo principale che privilegia il principio dell'isolamento rispetto alle altre parti, l'irraggiamento solare e la ventilazione naturale, così che il fronte dell'edificio in corrispondenza delle camere di degenza guarda verso l'ambiente naturale sul lato esterno a sud-est, isolato e verso la foresta; la parte sul lato interno è destinata alla distribuzione di servizi. Questo corpo è occupato nelle testate a nord-est e sud-ovest da una combinazione di terrazzi e solarium attraverso la disposizione lungo tutti i sei livelli di un solaio aggettante ancorato ad un sofisticato sistema strutturale con pilastri a sezione variabile che si rastremano verso l'alto (AA.VV. 1935). La parte intermedia, quella in corrispondenza dell'ingresso, confinata tra l'ala delle degenze e quella dei servizi collettivi, si apre direttamente sull'atrio con la disposizione dei collegamenti verticali, un corpo scala e un blocco ascensori. Una particolare attitudine che Aalto dimostra in questa occasione di lavoro è espressa sottoforma di una attitudine empatica verso la figura del degente, quasi di immedesimazione che lo muove verso un'ideazione di soluzioni tecniche (il sofisticato sistema di riscaldamento e ventilazione naturale; la sensibilità per i requisiti dell'illuminazione naturale e artificiale; l'attenzione verso specifici particolari legati all'utenza ospedaliera: letti, lampade, sedie, armadi, eccetera) e artistiche (l'accorto sistema cromatico interno; la chiarezza formale e l'affezione figurativa e forme esemplari; il ricorso ad un gusto aperto alla solennità del classicismo e alla economicità razionalista) scaturite da ragioni legate a fattori funzionali ma anche a ragioni di espressione artistica in una poetica che spontaneamente si faceva largo tra le foreste del paesaggio finnico.

Tutte le stanze dei pazienti e le sale di riposo sono situate lontano dagli ambienti a contatto con le altre attività e prevalentemente orientate verso la foresta e i giardini. I camminamenti, ad uso esclusivo dei pazienti, sono visibili dalle stanze soprastanti. Le sale di riposo, stanze appositamente progettate all'estremità orientale del complesso che hanno un contatto diretto con le stanze dei pazienti, e le terrazze di riposo consentono di disporre i pazienti in gruppi cha a rotazione possono occupare diverse sezioni delle terrazze. L'unità di base è costituita dalla stanza dei pazienti. I soffitti sono dipinti in tonalità meno chiare rispetto alle pareti. Il riscaldamento avviene tramite una superfice radiante posta nell'intradosso del soffitto, e occupa una area specifica in modo tale che l'irraggiamento sia diretto agli arti inferiori del paziente e non verso il capo, mentre il resto della stanza riceve solo una radiazione indiretta e molto leggera. Il preriscaldamento naturale dell'aria in entrata dispone di un flusso controllato attraverso una particolare apertura del serramento con un ricambio naturale "in diagonale" che scongiura la corrente diretta verso i pazienti.

Villa Mairea (1938-39)

La seconda tappa del nostro Tour ha riguardato la Villa Mairea (1938-39), episodio significativo nella carriera di Aalto, dopo la celebre Biblioteca di Viipuri (1931-35); il progetto del Museo di Reval (1934); il Padiglione dell'esposizione di Parigi (1937); la Fabbrica di Cellulosa a Sunia (1936-39) e altri ancora. Commissionata dal giovane industriale Harry Gullichsen e dalla sua moglie Maire, da cui prende il nome, costituisce probabilmente uno dei casi più chiari di come Aalto sia riuscito a coniugare anche alla scala domestica modernismo e tradizione Nordica.

Gli spazi della casa sono progettati in modo da accogliere la visione artistica e culturale della famiglia, ma allo stesso tempo riflettono il desiderio di soggiornare in un ambiente che non fosse semplicemente una casa, ma anche un luogo di bellezza e di esperienza estetica[1]. Ma ciò che ancora sorprende è questa dimensione concettuale nell'integrazione tra artificio architettonico e natura del luogo, elemento iconico che si trasforma essa stessa in opera d'arte (Greco 2000). La struttura è organizzata su tre diversi livelli. Al piano interrato sono destinati gli impianti e le cantine mentre il piano terreno, aperto verso il giardino interno, ospita la zona giorno. Al piano superiore è riservata la parte della zona notte, ripartita tra gli spazi padronali, quelli dei figli e, separata, degli ospiti. L'organizzazione dell'impianto della villa è piuttosto semplice, ordinato dall'interposizione di due corpi lineari che formano un angolo di 90 gradi, confinando la corte interna in una forte relazione con gli elementi naturali del luogo, in particolare la fitta foresta adiacente mediata dal giardino, affaccio privilegiato degli ambienti principali della casa. La pianta è dilatata nella parte posteriore attraverso l'interposizione di un porticato aperto che conduce alla sauna, nel mezzo il prato con la piscina. Inoltre, le funzioni sono rigorosamente ripartire nei due livelli: il pianterreno è riservato agli spazi collettivi aperti alla condivisione e alle relazioni pubbliche, diversamente dal primo che è strettamente privato.

L'ingresso alla casa, preceduto da una pensilina di legno disegnata con una sagoma ricurva e sostenuta da alcuni puntoni oltre che da un pilastro rivestito da montanti di legno, è aperto su una piccola hall, ad una quota inferiore rispetto alle sale principali su cui si apre, quella da pranzo e il soggiorno raggiungibili attraverso due distinte scale con quattro gradini: quella da pranzo è in asse con il tavolo, assialità che però è condizionata dalla asimmetria di uno schermo di montanti in legno che si adagiano ad una parete ricurva e che delimitano lo spazio della hall, spazio pensato come un informale anticamera tra il soggiorno-galleria e sala da pranzo. Il punto di focalizzazione dall'ingresso al soggiorno è caratterizzato dal camino delimitato in un angolo, intonacato di bianco, il centro naturale su cui ruota l'organizzazione del blocco del soggiorno. La zona giorno dispone anche dello spazio destinato alla biblioteca, oltre la piscina esterna curvilinea, cui si accede dai vani interni attraverso un portico con struttura in parte legno e anche in acciaio la cui copertura è tappezzata da un manto di terreno erboso. L'idea di privilegiare gli ambienti di condivisione rende lo spazio interno aperto sul patio con la piscina tale da avere la percezione di essere in un ambiente di transizione tra l'interno e l'esterno dell'edificio.

La villa esprime una fusione unica di linee moderne con richiami alla tradizione finlandese e a un'architettura organica. L'uso del legno, tipico della Finlandia, è prominente, ma la struttura si distingue anche per l'impiego di materiali moderni come il cemento e il vetro. Il progetto è caratterizzato da una serie di spazi fluidi, ampi e aperti, che riflettono l'approccio funzionalista di Aalto ma al tempo stesso celebrano la naturale bellezza del paesaggio circostante. Questo non solo per una personale pulsione poetica ma per riaffermare il forte legame diretto con la natura circostante. Un esempio di innovazione è rappresentato dai ''finestre a nastro'' che consentono una continua connessione visiva tra gli spazi interni e l'ambiente esterno. Il trattamento delle luci e delle ombre all'interno, così come l'uso del colore, enfatizza l'intenzione di Aalto nel predisporre un ambiente armonioso e stimolante. La villa è inserita in un contesto naturale che Aalto ha saputo integrare con grande sensibilità. La casa è circondata da un ampio giardino progettato da Aalto stesso, che non è solo uno spazio esterno ma un'estensione della stessa filosofia progettuale della villa. La Villa Mairea rappresenta una sintesi perfetta tra il modernismo e la natura, un esempio di come l'architettura possa rispondere alle esigenze umane senza mai dimenticare il rispetto per l'ambiente e le tradizioni culturali locali (Mosso 1976).

Campus Universitario di Jyväskylä (1951-1971)

Il tour prosegue con la visita del Campus Universitario di Jyväskylä, ultima tappa del nostro viaggio nella Finlandia di Alvar Aalto. È significativo notare come questo progetto di ampliamento e costruzione del complesso di edifici, in diverse fasi, rappresenti un esempio della filosofia architettonica di Aalto dal secondo dopoguerra fino agli anni Settanta. Il Campus si distingue per la sua organizzazione armoniosa e per il rapporto rigoroso con la natura circostante. Questa relazione è enfatizzata dalla presenza di numerosi spazi aperti, cortili, e passaggi pedonali che collegano i vari edifici, rendendo il Campus un organismo architettonico integrato nel paesaggio naturale.

Il campus universitario di Jyväskylä è stato progettato in diverse fasi. Nel 1951 iniziano i lavori di quella che sarà la costruzione del campus che avverrà nel corso di vent'anni con incarichi specifici che riguardano nel 1953 le Residenze e gli Alloggi per studenti, il Temppeli, un campus circolare, il club Ylistö nel 1954 (Aalto 1953), i Servizi generali universitari e Sala assembleare, il Villaggio degli studenti – quartieri da Kortepohja e Seminaarimäki nel 1954 (AA.VV. 1954); nel 1964 la nuova ala Nord Agora dell'Università, la Biblioteca dell'Università, e gli Istituti Didattici; i nuovi Istituti Didattici nel 1969 e nuova ala degli istituti didattici nell'ala sud nel 1971.

Gli edifici del campus presentano una serie di caratteristiche architettoniche comuni che riflettono la filosofia di Aalto. La maggior parte degli edifici è costruita in mattone rosso, materiale locale che Aalto utilizzava spesso per il suo carattere caldo e naturale. I tetti sono spesso in rame o con materiali di tonalità simile, contribuendo a creare una continuità visiva tra gli edifici. Le proporzioni e le forme sono attentamente studiate per integrarsi con il paesaggio e per garantire che le strutture rimangano in equilibrio con l'ambiente circostante. Aalto prestava molta attenzione anche alla luce naturale, che viene utilizzata in modo strategico per illuminare gli spazi interni, creando ambienti accoglienti e funzionali. Gli spazi interni sono pensati per essere multifunzionali, e il layout è progettato per facilitare sia lo studio individuale che quello in gruppo, oltre a rispondere alle necessità delle diverse discipline accademiche. Il campus universitario include anche numerosi spazi comuni all'aperto e interni, come piazze, cortili, corridoi e aree di transizione, che favoriscono gli incontri informali tra studenti e docenti, creando un ambiente di apprendimento collaborativo (Eisenman 2009).

I principali edifici progettati da Aalto per il Campus sono l'Auditorium, pensato per ospitare conferenze ed eventi culturali; la Biblioteca Universitaria, uno degli edifici più iconici del campus, caratterizzato da un uso innovativo della luce naturale e da spazi interni progettati per favorire la concentrazione e la ricerca; Facoltà e Istituti, come per esempio l'Istituto di Scienze Umane e Scienze Sociali, che sono organizzati intorno a cortili interni e spazi aperti per promuovere l'interazione tra studenti e docenti; Residenze studentesche e servizi, tra cui appartamenti e aree comuni progettate per garantire una qualità di vita elevata agli studenti, con un'attenzione particolare all'integrazione degli spazi domestici con il paesaggio naturale. Il campus è progettato con percorsi pedonali protetti, che collegano i vari edifici senza la necessità di attraversare strade trafficate. Questo non solo rende il campus più sicuro, ma favorisce anche un senso di comunità tra gli studenti e il personale universitario. Inoltre, l'integrazione di elementi naturali come alberi, prati e specchi d'acqua contribuisce a creare un ambiente sereno e stimolante.

Il campus universitario di Jyväskylä è oggi considerato uno dei capolavori di Alvar Aalto, un esempio di come l'architettura possa rispettare e esaltare il paesaggio naturale, favorendo al contempo la creazione di spazi accoglienti e funzionali per l'apprendimento e la ricerca. La struttura continua a influenzare l'architettura dei campus universitari in tutto il mondo, dimostrando l'importanza di un design che sia sia esteticamente piacevole che funzionale.

Epilogo: La Ricerca della Forma nel Paesaggio Finlandese

Le opere visitate in questo tour costituiscono un manifesto della ricerca di Aalto di una sintesi tra forma, funzione e paesaggio. La foresta finlandese non è mai uno sfondo neutro, ma diventa parte integrante del processo progettuale (Menin 2001). Come scrive Schildt, "Aalto non solo osservava la natura, ma ne faceva l'elemento fondamentale del suo pensiero architettonico" (Schildt 1986, p. 13).

Questo rapporto con il paesaggio naturale si riflette anche nel suo approccio alla tradizione architettonica finlandese. Il classicismo degli anni '20 in Finlandia rappresentava un tentativo di affermare un'identità nazionale attraverso l'architettura, ma Aalto riesce a superare questa fase integrando il classicismo con l'innovazione modernista (Paavilainen 1979). Nelle sue opere mature, la geometria razionale si fonde con forme organiche, il mattone locale dialoga con il calcestruzzo modernista, e gli spazi interni fluidi si aprono verso il paesaggio esterno.

Il tour finlandese, dunque, non è solo un'esperienza di visita ai capolavori di Aalto, ma diventa un viaggio nella storia della moderna architettura europea, nella sua capacità di dialogare con contesti specifici, di rispettare le tradizioni locali e di innovare senza perdere il contatto con le radici culturali. Come ha scritto Franco Purini, "Aalto rappresenta quella rara capacità di coniugare universalità e particolarismo, modernità e tradizione, rigore e libertà" (Purini 2002).

In conclusione, il viaggio attraverso le opere di Aalto in Finlandia ci ricorda che l'architettura, per essere autentica, deve nascere da una profonda conoscenza del luogo, delle sue tradizioni e del suo spirito. Solo così può raggiungere quella sintesi tra arte, tecnica e natura che caratterizza i capolavori di Alvar Aalto.

Bibliografia

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Note

[1] La moglie di Harry Gullichsen, Maire, era una mecenate delle arti e aveva una grande passione per l'arte moderna. Questo ha influenzato profondamente il design della villa, che doveva essere sia una residenza che uno spazio per esporre opere d'arte.