Elisa Boeri, Luca Cardani, Claudia Tinazzi
Come ogni poeta, l'architetto deve essere profeta ed interprete della società in cui vive: forgiare una nuova misura artistica nella legge che gli impone la storia. (Rogers, 1958, p. 84)
Con le parole in esergo a questo testo, pronunciate a Winterthur nel giugno del 1944, Ernesto Nathan Rogers (1909-1969) aveva tracciato le basi di un discorso più ampio, che vedeva storia e progetto avanzare in modo compatto verso la creazione di un pensiero teorico condiviso. Cinque anni dopo, durante una lezione tenuta presso l'Architectural Association School nell'ottobre del 1949, Rogers cristallizzava questo assunto, asseverando che la capacità d'innovamento dell'atto progettuale «sarà tanto più grande, quanto più egli [il progettista] avrà cercato di considerare la complessità dei fenomeni nel loro formarsi storico» (Rogers, 1958, p. 87).1
Conoscenza teorica e «padronanza pratica» sono, dunque, i due estremi entro i quali si muoveva la linea pedagogica rogersiana, tanto tra le aule del Politecnico di Milano, dove dal 1952-53 otterrà l'incarico di insegnamento del corso di Caratteri stilistici e costruttivi dei monumenti (insieme all'ottenimento, nello stesso anno, della libera docenza in composizione architettonica), quanto nella palestra culturale di Casabella-Continuità, la rivista da lui diretta dal dicembre 1953 al gennaio 1965.
Storia, progetto e un interesse marcato per quell'architettura contemporanea capace di dialogare con il proprio passato, sono divenute — per volontà di Federico Bucci, Prorettore del Polo territoriale di Mantova dal 2012 al 2023 e dei docenti coinvolti nei due Corsi di Studio del Polo2 — il motore di un'operazione culturale alquanto straordinaria: MantovArchitettura.
La definizione ufficiale è quella di un evento internazionale dedicato all'architettura, all'urbanistica e al paesaggio, un progetto scientifico e culturale del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano, sviluppato dal 2012 nell'ambito della Cattedra UNESCO in Architectural Preservation and Planning in World Heritage Cities e che avviene ogni anno in luoghi simbolo della città di Mantova. Per definizione ufficiosa, MantovArchitettura è stata ed è una sperimentazione coraggiosa che ha saputo integrare con audacia cultura internazionale, didattica e un tentativo di risposta alle questioni sentite come urgenti, tanto nella teoria quanto nella prassi.
L'obiettivo, mai celato sin dalla prima edizione, è quello di «fare in modo che la storia possa essere vivificata attraverso il progetto contemporaneo».3 Così, anno dopo anno, dal 2012 architetti, storici e teorici delle cosiddette «discipline affini» si sono susseguiti sui palchi di MantovArchitettura, dapprima nella sede del monumentale del Tempio di San Sebastiano e poi, perseguendo con tenacia quella volontà di consolidare il legame tra il Politecnico e la città di Mantova, nei diversi luoghi che il Comune, la Provincia e le diverse associazioni mantovane hanno messo a disposizione di studenti, architetti, e appassionati.
I primi ospiti a varcare la soglia del Tempio albertiano ribadiscono la volontà della manifestazione di portare a Mantova i grandi nomi dell'architettura: Grafton Architects (25 settembre 2012), Peter Eisenman (27 settembre 2012), Antoine Picon (23 ottobre 2012) e Gilles Clément (23 novembre 2012) disegnano un primo quadro astratto dei diversificati interessi (architettura contemporanea, teoria, critica e paesaggio) su cui propone di porre l'accento la prima edizione.
L'anno successivo l'esperienza si ripete, sperimentando una dilatazione delle tempistiche della manifestazione tra aprile e ottobre 2013. In sette mesi, arrivano a Mantova due premi Pritzker: il giapponese Tadao Ando (10 aprile 2013) e il portoghese Eduardo Souto de Moura (10 ottobre 2013), oltre ad Aurelio Galfetti (30 maggio 2013) e l'australiano Sean Godsell (10 luglio 2013). È questo l'anno del consolidamento del rapporto di MantovArchitettura con la rivista Casabella, sancito da una lecture dello storico direttore Francesco dal Co dal titolo «Le Corbusier e…» (15 maggio 2013), dedicata ai suoi anni come borsista presso la Fondation Le Corbusier di Parigi e la sua personale riscoperta del maestro svizzero.
Ma è anche l'anno dell'inizio del sodalizio con Eduardo Souto de Moura, che diverrà figura centrale e carismatica di MantovArchitettura, capace di interpretare alla perfezione quel complesso ingranaggio di teoria, pratica e critica architettonica alla base del progetto culturale del festival.
L'anno successivo la «formula» del festival si ridefinisce, assestandosi su una programmazione concentrata su un periodo ben definito — trentadue eventi nel solo mese di maggio — e un'alleanza con la Scuola portoghese che si fa sempre più solida: partecipano a questa edizione João Luís Carrilho da Graça (9 maggio 2014) e Gonzalo Byrne (29 maggio 2014), oltre ad architetti del calibro di Alberto Campo Baeza (15 maggio 2014) e del duo svizzero Miller&Maranta (22 maggio 2014).
Assestata su queste modalità, MantovArchitettura diventa presto un ritrovo annuale dove architetti, teorici, critici, docenti e studenti riflettono sui temi del progetto nei contesti storici, della memoria e della cura di queste memorie: tra il 2015 e il 2025 si susseguono ospiti illustri, che divengono presenze spesso costanti. Oltre allo stesso Souto de Moura, anche Carrilho da Graça, João Mendes Ribero, Cristián Undurraga, Andrew Berman, Martin Corullon, Elisa Valero, Marcio e Gabriel Kogan, Paulo David, Ana Tostões e Philippe Prost faranno felicemente ritorno a Mantova, divenendo figure portanti dell'esperienza didattica in qualità di visiting critics e visiting professors. Accanto a loro Rafael Moneo, Anthony Vidler, Mario Botta, Mauro Galantino, Smiljan Radic, José Ignacio Linazasoro, Pierre Louis Faloci, Liu Yuyang, Ricardo Bak Gordon, Guillermo Vázquez Consuegra, Diébédo Francis Kéré, Niall McLaughlin, Anupama Kundoo — solo per citarne alcuni — hanno costruito negli anni un palinsesto capace di raccontare lo straordinario mondo di un'architettura contemporanea colta, capace di interrogarsi su questioni archetipiche tutt'ora attuali, senza mai dimenticare quel moto ondulatorio, tra presente, passato e futuro, sul quale si fonda l'esperienza stessa di MantovArchitettura.
Perché come ci ricorda Federico Bucci, ideatore e padre spirituale del progetto culturale, dal 2012 ogni edizione è dedicata «ai nostri migliori maestri, che ci hanno insegnato ad ascoltare il "rumore sottile" del progetto, e ai nostri allievi, senza i quali sarebbe inutile tenerne memoria e immaginarne il futuro» (Bucci, 2015, pp. 3-4).
Prima di tutto apriamo un po' i cancelli e cominciamo a immaginare come aiutare i ragazzi a pensare […] dobbiamo incantare i ragazzi! […] I ragazzi sono desiderosi di imparare. Bisogna saperli accompagnare.4
Nel corso degli anni, il progetto culturale di MantovArchitettura ha chiarito con forza crescente il proprio ruolo all'interno della didattica tradizionale condotta al Polo Territoriale di Mantova, trasformando — in qualche modo capovolgendo — il punto di vista iniziale: non più «solo» un festival dedicato alla città e capace di ospitare e rendere accessibile l'architettura contemporanea di qualità a un vasto pubblico eterogeneo, ma prima di tutto una modalità innovativa e non sempre convenzionale per gli studenti di apprendere l'architettura e approfondire alcuni temi già introdotti nelle aule durante i corsi e i laboratori nel loro ciclo semestrale o annuale. In questo modo, l'incontro tra didattica ed esperienza diretta si fa per gli allievi sempre più saldo, attivando processi di apprendimento significativi e duraturi in cui il termine «innovativo» non si rifugia nel mezzo ma ridiscute il modo odierno.
Questo processo di maturazione degli obiettivi primari del format, condiviso dai docenti impegnati nella didattica al Campus di Mantova — da sempre coralmente partecipi nella costruzione del fitto calendario di lezioni/eventi5 — ha permesso la sottile mutazione, silenziosa quanto sostanziale, da «contenitore culturale» a possibile «dispositivo pedagogico integrato», capace di attivare processi di apprendimento che, come nell'etimo stesso del termine6, portino gli studenti ad afferrare il senso e i valori più profondi del fare architettura, impossessandosene, ovvero facendoli propri per il futuro. Non un evento extra, dunque, vissuto a margine dei programmi didattici, ma al contrario un palinsesto multidisciplinare immaginato come parte integrante del percorso formativo degli studenti. Un'esperienza che arricchisce e amplifica i contenuti accademici. Una felice convivenza di due dimensioni primarie nella vita accademica — didattica e terza missione — quasi sempre vissute nelle singole specificità dei loro indirizzi e, in questo caso, sperimentate nella loro possibile complementarità.
La piccola e informale Scuola di Architettura di Mantova ha trovato così in MantovArchitettura — grazie all'impegno dei docenti e al susseguirsi delle edizioni, che hanno reso l'esperienza più consapevole — il luogo privilegiato di messa alla prova dell'effettiva aderenza dei contenuti dei propri insegnamenti, monografici o laboratoriali, alla realtà e alla nostra contemporaneità, nell'intreccio virtuoso tra i fondamenti dell'architettura e della sua storia e i protagonisti dell'architettura contemporanea. È anche in questo modo che la teoria incontra la prassi, dando vita a una forma di didattica attiva e partecipativa dove il sapere diventa esperienza e l'esperienza diventa strumento di conoscenza. È una precisa idea di didattica che unisce, senza esitazione, formazione, ricerca, divulgazione e impegno civile, che prova a insegnare l'architettura attraverso l'architettura e dove i giovani futuri architetti sono chiamati a riconoscere il valore critico del loro percorso formativo, diventando parte attiva della propria crescita culturale ancora prima che professionale.
La specifica declinazione di questa idea formativa ha impegnato via via, con responsabilità curatoriale, docenti e ricercatori nel proporre lectures, seminari, giornate di studio capaci di intercettare e sostanziare temi coerenti con i propri programmi di insegnamento, in ragione di quella continuità necessaria che non disorienta ma, al contrario, consolida negli studenti il solco tracciato o l'interesse appena instillato. La coerenza perseguita tra contenuti accademici e proposte culturali rappresenta in questo senso un valore strategico nel processo educativo, generando un terreno fertile per il pensiero critico e la consapevolezza progettuale.
Come un calendario didattico condiviso — concentrato nel mese di maggio, in chiusura del semestre — gli incontri proposti immaginati come aule aperte alla città, sono diventati occasioni proficue dove costruire dialoghi vivaci entro l'alveo di rapporti personali consolidati o, al contrario, aprire nuovi intrecci e relazioni virtuose come patrimonio futuro della Scuola, provando sempre a scardinare la distanza spesso percepita, soprattutto dagli studenti, nei tanti palinsesti culturali che tracciano con fermezza il confine tra palco e spettatore.
Il desiderio di rendere protagonisti gli studenti, nella possibilità di un contatto diretto e dialogico con i protagonisti della cultura architettonica internazionale, ha guidato modalità che spesso hanno integrato momenti di lezioni più convenzionali a confronti su progetti e ricerche didattiche in corso, per un concreto e continuo scambio tra maestri e allievi, memori delle parole di E.N. Rogers:
Questo considerare la cattedra come un pulpito dal quale si fa discendere una sorta di verbo autorevole di verità mi è alieno, perché considero anzi che il mio compito è nobilitato dal poter partecipare, con più responsabilità, alla vita della scuola immedesimandomi nei miei assistenti e in tutti gli studenti con un continuo scambievole colloquio. […] Questo mi dà modo di rinnovarmi e cioè di imparare sempre. E non v'è alimento più tonificante di quello che viene dai giovani.7
In questo approccio, la conoscenza non è mai unilaterale, ma si nutre di reciprocità e confronto, in un'idea profondamente collettiva dell'insegnamento. In questa formula «alla mantovana», docenti politecnici e architetti ospiti provenienti da ogni parte del mondo hanno spesso potuto condividere — gomito a gomito — con gli studenti della Laurea Triennale in Progettazione dell'Architettura o del Master in Architectural Design and History concitati tavoli di lavoro abitati da disegni e modelli, per i consueti momenti di «critiche» di fine semestre. A fronte di queste reali occasioni formative, in un lavoro sartoriale, il calendario didattico — in questo mese dedicato all'architettura — ha trovato consuetudine nel cucire «a misura» periodi intensivi di didattica laboratoriale, nella comune idea di mettere ancora una volta al centro le quotidiane occasioni di confronto per gli studenti e la loro crescita.
Una didattica, dunque, che si rinnova costantemente, che si fa nuova, un modo di insegnare capace di valorizzare ogni occasione come momento formativo e di costruire un'identità forte, consapevole e profondamente radicata nella cultura del progetto per aprire vasti orizzonti:
Il compito della Scuola dev'essere quello di indicare i vasti orizzonti e di mostrare le molte strade possibili, non in senso agnostico, ma favorendo la responsabilità della libera scelta, congeniale a ciascuno. (Rogers, 1964, p. 4)8
Dal 2023 il calendario di eventi si è arricchito inserendo nel programma il MantovArchitettura Workshop, un'attività didattica curriculare con una ricaduta verso l'esterno nell'evento della Parata architettonica.
Il senso di questa ulteriore proposta è fondato nell'idea stessa del festival di completare tra loro le tre missioni dell'università — didattica, ricerca e terza missione9 — con un mix di azioni il cui esito sfocia nel public engagement, trasferendo le conoscenze verso la società e rinforzando così il ruolo civile dell'Università.
Dal punto di vista pedagogico il workshop, rivolto agli studenti dell'ultimo anno della Laurea triennale di Progettazione dell'Architettura del Politecnico di Milano e recentemente aperto anche ad altri atenei10, ha la finalità di fornire un'educazione etica ed estetica all'architettura e al costruire, unendo storia, progetto e critica attraverso la prova della costruzione di una piccola opera tematizzata. L'attività didattica si concentra sullo studio, progettazione e costruzione di microarchitetture itineranti rappresentative del tema indagato ogni anno dall'edizione di MantovArchitettura, interpretando così attraverso il progetto dell'opera, i significati raccolti e raccontati dalle lectures, dalle mostre e dai seminari che si svolgono durante il mese maggio.
L'apparizione di questi oggetti architettonici avviene nell'evento conclusivo del festival — la parata architettonica — un'azione scenografica per le vie del centro storico mantovano, dove le microarchitetture, accompagnate da una folla, si sovrappongono con una struttura paratattica e poliscenica alla città esistente, costruendo una serie di luoghi per una teatralizzazione urbana.
La parata coinvolge tutte le persone della Scuola con i loro diversi ruoli — gli studenti soprattutto, ma anche il personale docente, tecnico e amministrativo — per uscire dalle mura del campus e mostrarsi alla città, stabilendo un dialogo con la società e i luoghi urbani attraverso la messa in scena di una festa dell'architettura e del suo insegnamento.
Ripetendo la lunga tradizione degli apparati scenografici mantovani11, l'esperienza della celebrazione della festa diventa così un esercizio critico rituale che si ripete rinnovandosi e aggiornandosi nel tempo, con cui indagare i significati della città, e fare esperienza di quel rapporto tra architettura e vita straordinariamente espresso dalle parole di Aldo Rossi, uno dei maestri «a distanza» della Scuola di Mantova, per cui:
L'architettura è la scena fissa delle vicende dell'uomo; carica di sentimenti di generazioni, di eventi pubblici, di tragedie private, di fatti nuovi e antichi. (Rossi, 1966, p. 11)12
Il workshop si pone dunque l'obiettivo di sviluppare, con la restituzione di un'opera, le capacità critiche degli studenti prima e dei cittadini coinvolti nella parata poi, contando sulla forza del carattere dell'architettura di provocare emozioni e sensazioni legate al tema di cui si sostanzia la forma architettonica. Questo riversarsi dell'opera negli individui provoca così uno straniamento perturbante che attiva:
tutti i ruoli potenzialmente critici, ruoli che scaturiscono dallo scontro tra un soggetto non codificato e girovago e un contesto rigorosamente definito. […] a partire dall'intersezione in parte casuale e in parte predeterminata di oggetti e soggetti, pervicaci agenti provocatori dell'inconscio urbano. (Vidler, 1996, p. 230)13
per usare le parole di Anthony Vidler, uno dei celebri ospiti di MantovArchitettura14, con cui descriveva l'architettura vagabonda dell'opera di John Hejduk, nella quale questo esperimento di pedagogia architettonica trova riferimento storico e teorico.
Facendosi carico di tradurre in forma costruita e scenica i temi architettonici del festival, il progetto del workshop e della parata tenta così di rappresentare il legame vitale tra architettura storia e progetto, nella forma antica e sempre nuova del rito della teatralizzazione della città, dove il rispecchiamento tra architettura e cittadini, oggetti e soggetti, maschere e personaggi, provoca tutti «interpretare» il fondamentale ruolo del critico per cercare la verità.
Se, dunque, MantovArchitettura è un contenitore di esperienze, di letture, di critica architettonica tra storia e progetto, l'omonimo workshop e il suo esito nella «parata» sono il tentativo di trasferire nella pratica dell'architettura la critica, per produrre forme che nuovamente siano capaci di interrogarci.
In architettura, storia e progetto sono i due lati della medaglia del desiderio di forma, che continuamente si confrontano affinché ne risulti un'opera, a sua volta generatrice di critica, che come ricorda Roland Barthes:
«è solo un momento di questa storia nella quale entriamo e che ci conduce all'unità, alla verità» (Barthes, 1965, pp. 63-64)15
per cui:
Il critico non è altro che un commentatore, ma lo è pienamente (e ciò è sufficiente per rendere pericolosa la sua posizione): da una parte, infatti, è un trasmettitore, riconduce ad una materia passata […]; e dall'altra parte è un operatore, ridistribuisce gli elementi dell'opera in modo da darle una certa intelligenza, ossia una certa distanza. (Barthes, 1965, pp. 62-63)16
Forse qui risiede il significato che ha assunto rinnovandosi nel tempo il progetto culturale di MantovArchitettura e il senso che dovrebbe continuare a costruire, rifondandosi sempre uguale ma mai identico a sé stesso.
1 Questo scritto è il frutto di un lavoro collettivo degli autori, che ne condividono il contenuto, risultato di una comune discussione. Tuttavia, si deve a Elisa Boeri (Politecnico di Milano, DABC) la stesura del paragrafo «Tra nuove idee e ripensamenti, gli esordi di MantovArchitettura»; a Claudia Tinazzi (Politecnico di Milano, DABC) la stesura del paragrafo «Una didattica che esce dall'aula: MantovArchitettura come dispositivo pedagogico integrato»; a Luca Cardani (Politecnico di Milano, DABC) la stesura del paragrafo «La sperimentazione della critica nella pratica del workshop progettuale». ↩
2 Il Polo territoriale di Mantova ospita la Laurea Triennale in Progettazione dell'Architettura e il Master di secondo livello in Architectural Design and History. ↩
3 La citazione è estrapolata da una testimonianza rilasciata dal Prorettore Federico Bucci all'Ordine degli Architetti di Verona il 6 maggio 2017, in apertura degli incontri veronesi di MantovArchitettura. ↩
4 Intervista al Maestro Alberto Manzi sulla «scuola attiva», 15 novembre 1960. ↩
5 Fin dalla prima edizione la curatela di MantovArchitettura, pur nella precisa direzione di Federico Bucci, è affidata «al Polo di Mantova del Politecnico di Milano» e quindi all'intera comunità di docenti, ricercatori, dottorandi e staff del Polo. ↩
6 Dal verbo latino «apprendere», che a sua volta deriva da «ad-prehendere», composto da «ad» (verso) e «prehendere» (afferrare, prendere). Quindi, etimologicamente, «apprendimento» significa «l'atto di afferrare, prendere qualcosa con la mente», ovvero acquisire nuove conoscenze o abilità. ↩
7 Ernesto Nathan Rogers, Elogio dell'architettura (discorso tenuto al Politecnico di Milano il 4 aprile 1963), in Marina Montuori, a cura di, 10 maestri dell'architettura italiana. Lezioni di progettazione, Electa, Milano 1994, p. 221. ↩
8 Ernesto Nathan Rogers, Elogio dell'architettura, in «Casabella-Continuità», n° 287, 1964, p. 4. ↩
9 La terza missione comprende tutte quelle attività attraverso le quali la conoscenza prodotta dalle Università viene trasformata e resa accessibile alla società e al sistema economico. ↩
10 Nel 2025 al workshop ha partecipato l'Università di Firenze, con il Dipartimento di Architettura, progettando e realizzando una microarchitettura che è andata in scena durante la parata sul tema «Architettura e Conflitto», coordinata dai docenti Francesca Mugnai, Gabriele Bartocci e Giuseppe Cosentino. ↩
11 Cfr. Gabriele Bertazzolo, Breve descrittione dei fuochi trionfali fatti in Mantova per le nozze di Eleonora Gonzaga coll'imperatore Ferdinando II, Mantova 1622. ↩
12 Aldo Rossi, L'architettura della città, Marsilio, Venezia, 1966. Città Studi, 1995, p. 11. ↩
13 Anthony Vidler, The Architectural Uncanny. Essays in the Modern Unhomely, MIT, Cambridge – London, 1992 (trad. it. Il perturbante dell'architettura. Saggi sul disagio nell'età contemporanea, Giulio Einaudi editore, Torino, 1996, p. 230). ↩
14 La lecture di Anthony Vidler dell'edizione 2020 di MantovArchitettura (Monday, June 29th, 2020) è raccolta oggi nella rivista ADHJournal, cfr. Anthony Vidler, Architecture and Representation Etching, Engraving, Painting, a cura di Elena Fioretto, Fabio Marino, «ADHJournal» Heritage cities and destruction, n. 1, May, 2024. ↩
15 Roland Barthes, Critica e Verità, Einaudi, Torino 1965, pp. 63-64. ↩
16 Ivi., pp. 62-63. ↩
BARTHES R. (1965) – Critica e Verità. Einaudi, Torino. ↩¹ ↩²
BOULLÉE E-L. (2007) – Architettura. Saggio sull'arte, A. Ferlenga (a cura di), Einaudi, Torino.
BUCCI F. (2015) – MANTOVARCHITETTURA/UNO. Corraini, Mantova, 4-5. ↩
BUCCI F. (2021) – "Judging or understanding? The sense of history". In: E. Faroldi, M.P. Vettori (a cura di), Teaching Architecture. Two Schools in Dialogue, LetteraVentidue Edizioni, Siracusa.
CARDANI L. (a cura di) (2021) – Mantova Cattedra Unesco. Ricerche e progetti per le città patrimonio dell'umanità. Franco Angeli, Milano.
FERRARI M. e TINAZZI C. (2015) – MANTOVARCHITETTURA/UNO, Corraini, Mantova.
FERRARI M. e TINAZZI C. (2016) – MANTOVARCHITETTURA/DUE, Corraini, Mantova.
ROGERS E. N. (1958) – Esperienza dell'Architettura. Einaudi, Torino. ↩¹ ↩²
ROGERS E. N. (1964) – "Elogio dell'Architettura". Casabella, 287 (maggio). ↩
ROSSI A. (1966) – L'architettura della città. Marsilio, Venezia. ↩
SPINELLI L. (a cura di) (2020) – Spaces of Memory. Commentaries on 21st Century Buildings. Franco Angeli, Milano.
SPINELLI L. (a cura di) (2021) – Layers of Contemporary Architecture. Franco Angeli, Milano.
VIDLER A. (1992) – The Architectural Uncanny. Essays in the Modern Unhomely, MIT, Cambridge – London. Vers. ita. (1996) – Il perturbante dell'architettura. Saggi sul disagio nell'età contemporanea, Giulio Einaudi editore, Torino. ↩
https://www.mantovarchitettura.polimi.it
https://www.unescochair.mantova.polimi.it
Fig. 1 – Inaugurazione di MantovArchitettura del 2023 alla Casa del Mantegna con l'installazione di Elisa Valero Ramos, 2023.
Fig. 2 – Federico Bucci ed Elisa Valero Ramos all'inaugurazione della mostra alla Casa del Mantegna, 2023.
Fig. 3 – La lecture di Kengo Kuma al Teatro Bibiena, 2018.
Fig. 4 – Eduardo Souto de Moura con gli studenti dopo la sua lecture al Teatro Bibiena, 2015.
Fig. 5 – Rafael Moneo e Eduardo Souto de Moura durante le critiche ai progetti degli studenti del «Final Workshop Antico e Nuovo», 2015.
Fig. 6 – Il riferimento del workshop e della Parata architettonica alla storia mantovana. Disegno del Grande et Maraviglioso Apparato De Fuochi Trionfali, fatti sulla piazza di S. Pietro in Mantova, per le nozze di Eleonora Gonzaga e l'Imperatore Ferdinando II d'Austria, 1622.
Fig. 7 – Il cantiere de «L'Osservatore Silenzioso», la microarchitettura realizzata dagli studenti del «MantovArchitettura Workshop 2024 – Architettura del Fare», all'interno degli spazi del Campus di Mantova, 2024.
Fig. 8 – «L'Osservatore Silenzioso», la microarchitettura realizzata dagli studenti del «MantovArchitettura Workshop 2024 – Architettura del Fare», per la «parata architettonica» davanti alla casa del Mercante in Piazza delle Erbe, 2024.
Fig. 9 – «L'Osservatore Silenzioso», la microarchitettura realizzata dagli studenti del «MantovArchitettura Workshop 2024 – Architettura del Fare», per la «parata architettonica» davanti alla Basilica di Sant'Andrea in Piazza Mantegna, 2024.