N 68 (2024): L’architettura della città tropicale nell’Africa Subsahariana

Descrizione del fascicolo

A cura di Manlio Michieletto

Obiettivo della call che soggiace al numero monografico è sollecitare l’indagine critica delle esperienze progettuali del modernismo tropicale in Africa con particolare riferimento alla regione subsahariana, analizzando il rapporto tra architettura e città prima e dopo l’Indipendenza raggiunta negli anni ’60. In un contesto segnato da condizioni climatiche estreme, l’architettura tropicale rappresenta una risposta indissolubile al luogo, dove gli edifici, frutto di piani urbanistici integrati, diventano permanenze nel caos urbano contemporaneo. L'obiettivo è indagare come l’architettura e la città africana siano state plasmate da un linguaggio che riscopre elementi costruttivi tradizionali adattandoli alle istanze moderne. La lezione di Le Corbusier ad Algeri, la ricerca di Maxwell Fry e Jane Drew nell’Africa occidentale, e il lavoro di Dequeker e Kanene mostrano un’architettura sensibile al clima ed al contesto tangibile e intangibile locale. Il modernismo tropicale assume presto i connotati di un vero e proprio linguaggio architettonico capace di acquisire connotazioni specifiche grazie ad una grammatica regolata da principi semplici ed efficaci. Le città costruite tra il XIX e XX secolo sono veri e propri progetti di fondazione che da piccoli agglomerati ed addirittura in alcuni casi singoli avamposti, si trasformano in metropoli oggi ormai assurte alla cronaca urbanistica al rango di incontrollabili megalopoli. Città che hanno perso la loro identità e conseguentemente una loro forma riconoscibile e trasmissibile.

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